25 maggio 2011

uno dei migliori.



nb: vi consiglio di non leggere prima tutta una parte e poi tutta l'altra. rende molto di più se leggete un paio di paragrafi per parte alternandoli. ma la scelta è vostra.

l'
autostrada e' un mondo fuori dal mondo. dove si e' fermi quando ci si corre a novanta chilometri all'ora, e arrestare il veicolo vuol dire restare indietro. il lavoro che faccio mi porta a conoscere molto bene questo mondo. le autostrade sembrano tutte uguali, ma per un camionista come me ci sono sempre enormi differenze. cio' che resta sempre uguale a se' stesso sono le righe bianche, ai fianchi della strada, a dirmi fin dove posso arrivare e da dove inizia la zona pericolosa. anche l'asfalto e' diverso, da tratto a
 



gli errori dei padri ricadono sui figli. "sei una persona noiosa". "no, sono sempicemente metodico". questo e' quello che si puo' dire di me, ad oggi, per fare un sunto della mia vita. ho cambiato tante cose, ma non ho mai cambiato il mio modo di essere. perche' sono convinto che tutto muta, e o ti ci adegui tu, o devi cambiare quello che hai intorno per adeguarlo di nuovo a te stesso. avevo lavorato come muratore, come carpentiere, fabbro, calzolaio. alla fine ho trovato la mia via. una vita tranquilla, come agricoltore, in una casettina verniciata di


 tratto di autostrada. qua, tra peschiera e sirmione, e' molto ruvido. ricorda quasi quello francese, che grattugia pneumatici come fosse pane rinsecchito. rende la vita davvero difficile. per restare sveglio ho l'abitudine di guardare la corsia di emergenza. gli automobilisti non ci fanno quasi caso, ma noi camionisti restiamo sempre impauriti. vediamo le strisciate delle gomme che si dirigono verso il guardrail, vediamo come cambiano repentinamente direzione, allineandosi all'autostrada, quando sono quasi sotto


 giallo che si trova a ridosso del lago di garda. mi avevano fatto un buon prezzo, per via che e' all'incrocio tra una ferrovia e una autostrada. io sono sempre fuori col trattore, e non avendo la tv di sera non mi disturba nemmeno piu' di tanto. la mia famiglia natale era davvero dura. disciplina! diceva mio padre, mentre si levava la cintura dei pantaloni. pensavo che non sarei mai diventato come lui, e invece mi ci sono ritrovato, trent'anni dopo, con la sola differenza che ora le donne non lo accettano piu'. cosi' mi


 le protezioni metalliche. vediamo i segni, le deformazioni dei profili di acciaio zincato. ognuna di quelle gobbe nel guardrail e' un incidente, una possibile vittima di quell'inferno che sta fermo a novanta chilometri orari. mentre guido ripenso alla strada che ho fatto. sono nato in romania, quasi quarant'anni fa. ci stavo bene, nel mio paese. lavoravo come autista personale del dirigente di una multinazionale del tessile. meta' dei costumi da clown che ci sono su questo pianeta, sono venuti fuori


 tocca picchiare pure mia moglie. ma non tanto, eh, solo il giusto per farle capire chi comanda. in casa mia regna l'ordine. la pulizia. anche se faccio un lavoro dove capita spesso di sporcarsi di merda, specie di questo periodo, ho fatto mettere una doccia fuori da casa. quando lascio il trattore, vicino alla  


 da quelle filatrici. i dirigenti sceglievano personalmente le tinte piu' sgargianti, i filati piu' resistenti, volevano che questi costumi fossero eterni. io li vedevo, tutti scrupolosi, e non capivo come potesse interessargli cosi' tanto il loro lavoro. io ero pagato per guidare, e mi andava bene cosi'. poi, mi dissero che in italia c'era l'america, e non ero convinto, ma mia moglie parti' prima di me e dovetti seguirla. mollare tutto, il mio mondo che andava cosi' bene, e diventare un camionista. ora guido bestioni da quaranta


ferrovia, prima di entrare in casa mi lavo e mi cambio. cosi' sono pulito. mi sono scelto questa casetta con le pareti gialle perche' e' il mio angolo di paradiso su questa terra. a fianco all'inferno delle autostrade. ogni tanto sento dei botti, dei tonfi, qualche camionista coglione esagera e si ritrova a fare i conti con le protezioni. io leggo i miei sonetti,


 tonnellate, su e giu' per l'europa, e non e' affatto divertente. hai troppe ruote da tenere in riga. e i capi le cambiano quando ormai e' troppo tardi. io lo so, queste ruote hanno gia' troppe migliaia di chilometri sui battistrada. devo portar pazienza, e pregare il mio dio, e confidare nei guardrail. le autostrade sono fatte per aiutarci, da questo punto di vista. il piu' possibile dritte, il piu' possibile pianeggianti. le altre auto non ci fanno caso, ma per noi camionisti e' una vera fortuna. l'unica cosa che non mi piace, pero', e'


 sorseggio il mio porto e penso che il giallo delle pareti aiuta a balzare all'occhio di quei rimbambiti, cosi' che non mi cadano sulla testa. anche se, a dire il vero, il dubbio mi rimane. sono una persona metodica, l'ho detto, e cosi' quando ho intuito che quell'interruzione delle protezioni nel cavalcavia appena sopra casa mia poteva essere un pericolo, ho pensato di 


 che dove ci sono i cavalcavia c'e' spesso il muretto di cemento. troppo robusto. ti potrebbe rompere il camion. bisogna starci attenti. c'e' poi il sovrappasso di una ferrovia, dove sto passando adesso, che e' una vera e propria trappola. muretto di cemento che arriva quasi alla fine del ponte, sotto al quale c'e' una ferrovia. a fianco della strada ferrata c'e' una abitrazione, una casetta gialla. e non c'e' nulla che protegga chi esce di strada in quel punto dal volare dritto contro il muro di quella piccola temeraria abitazione. speriamo bene. sto


dedicare alla stanza piu' esposta il ruolo che ci consentiva di passare meno tempo possibile dentro. cioe' la sala da pranzo. e ho sistemato i mobili in modo da essere piu' lontani possibili dalla parete piu' esposta, non si sa mai. che nessuno mi colga impreparato.
 si era all'ora di pranzo, nell'aria suonava l'ave maria di schubert cantata da pavarotti. stavamo mangiando del buon arrosto, mia moglie e' un'ottima cuoca. con mio figlio stavo parlando di una favola che gli hanno spiegato a scuola, il cane e la carne.


 ascoltando della buona musica, almeno, bella come quella che sentivo in romania. l'ave maria di schubert. la canta pavarotti. do' un colpetto di sterzo, sento le ruote che derivano parecchio. se ne vanno dove vogliono. si sente tutto il convoglio storcersi, e' evidente che sono quasi sulle cinture d'acciaio. appena arrivo a destinazione, faccio cambiare tutte le ruote, o senno' non riparto. mentre sto pensando questo, sento un boato. bum! la gomma anteriore destra del rimorchio esplode. sento il rimorchio 


 parla di un cane che ha un pezzo di carne in bocca, e ad un certo punto di trova a specchiarsi in uno stagno. e' convinto che la sua immagine sia in realta' un altro cane, che ha un pezzo di carne piu' grosso, e questi fa per lanciargli il proprio, con l'intenzione di fare cambio. purtroppo, pero', la carne finisce nello stagno e il cane rimane digiuno. "cosa hai imparato da questo, figliolo?" "che l'avidita' porta a perdere anche quello che gia' si ha" "no, caro figliolo, oggi hai imparato che ai cani non si danno


coricarsi sulla destra. ora il carico e' tutto su quelle due ruote che rimangono, su quel lato. cerchiamo di portarlo sulla banchina. bum! seconda ruota. bum! terza. il rimorchio perde completamente ogni possibilita' ci controllo, si corica sulla destra e si porta dietro la motrice. sto andando conto il muretto del cavalcavia... ci sto andando addosso. cerchiamo di andarci ad appoggiare piano, correggo con lo sterzo. le ruote di sinistra sono tutte sollevate. sono fermo, a novanta chilometri orari lanciato contro


 bistecche. solo bastonate" "sei cosi' saggio, papa'!" "un giorno diventerai come me, amatissimo figliolo" (mentre la mamma pensava "che deficienti, ho in casa" senza dir nulla, che' le ultime botte fanno ancora male). mentre si discuteva cosi', amabilmente, sentiamo tre botti in fila. un rumore di lamiere accartocciate. un istante di silenzio.
 un bisonte di quarantaquattro tonnellate mi sfonda la parete della sala da pranzo. ho distinto nitidamente lo sguardo dell'autista, attaccato al volante, e sono stato d'accordo con lui, sono spacciato.


 un muretto di cemento. lo manco. ma non arrivo al guardrail, centro quel vuoto tra le protezioni. cazzo, la casetta gialla. il camion vola. quaranta tonnellate contro un muro, sono spacciato.



Scritto, ma non riletto e firmato da: intrattabile



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