all'inizio ho urlato, ho preso a pugni le sbarre finché non è arrivato qualche amico che mi ha chiesto qual era il problema.
"non ho le chiavi per uscire da questo buco! non so come fare!" ho risposto.
loro mi hanno calmato dicendo che sarebbero rimasti lì fino a quando le chiavi non fossero saltate fuori, che non dovevo preoccuparmi perché entro poco sarei uscito. così alcuni sono rimasti con me e altri sono andati a cercare le chiavi.
quando sono tornati hanno detto "non siamo ancora riusciti a trovare le chiavi ma ti abbiamo portato da mangiare e un ipod, così almeno puoi far passare il tempo. domani torniamo, non ti preoccupare che in qualche modo risolviamo il problema!" e io mi sono fidato di loro. così mi sono messo sulla branda e con l'ipod nelle orecchie ho preso sonno.
il giorno dopo sono tornati con brutte notizie. una cella di una prigione è fatta apposta perchè chi c'è all'interno non scappi, quindi si fa fatica anche ad aprirla da fuori senza la chiave. però hanno avvertito anche altri che ero chiuso lì, ché almeno avrei avuto compagnia finché non riuscivano a tirarmi fuori.
il terzo giorno mi hanno portato un po' di vestiti, qualche libro di scuola e un poster di jimi hendrix. l'ho attaccato al soffitto, così potevo guardarlo quando mi mettevo a letto con l'ipod.
quel pomeriggio ho guardato per un po' fuori dalla finestra, tra un'inferriata e l'altra. non mi ero reso conto che da lì potevo vedere il mare e il sole che si spegneva in esso tutte le sere. era uno spettacolo fantastico.
dopo una settimana ci avevo quasi fatto l'abitudine. al mattino mi svegliavo e facevo un po' di ginnastica, una doccia e poi studiavo visto che non c'era altro da fare. quattro chiacchiere con gli amici che venivano a trovarmi e poche novità su come potevo uscire da lì.
dopo tre settimane un'amica a cui ero particolarmente affezionato mi ha baciato attraverso le sbarre. appena ho sentito le sue labbra sulle mie, le sbarre sono scomparse e credevo di trovarmi su quella piccola spiaggia che vedevo dalla finestra, con il sole che tramontava davanti a noi.
da quel giorno non è più venuta a trovarmi. un po' mi dispiaceva ma continuavo ad avere altri amici, la mia musica, i miei libri, la mia camera vista mare e il poster di quel capellone drogato che sapeva suonare la chitarra come pochi altri.
mi hanno portato altri poster perché dicevano che quella stanza era troppo spoglia e insieme ai poster una mensola dove potevo mettere i libri.
un mattino, dopo un paio di mesi, un mio amico è arrivato con il fiatone urlando "oggi ti facciamo uscire, oggi ti facciamo uscire!"
io sono saltato sul letto ma non ero felice. ho pensato che in fondo lì non ci stavo così male, era come un mini-appartamento senza la cucina; al mangiare e a lavarmi i vestiti ci pensavano gli altri. dietro alle sbarre ero al sicuro e l'unica volta che mi ci ero avvicinato troppo avevo perso un'amica.
e adesso che posso uscire cosa mi invento per restare nella mia cella?
6 giugno 2011
mi sono chiuso in una cella per sbaglio.
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