15 agosto 2012

intrattabilità in pillole #19


giovedì, 12 ottobre 2006


l'amore in cinque minuti.

facciamo un anno e mezzo dopodomani.
glielo dico? non glielo dico? le faccio una sorpresa.
mi metto la giacca e la cravatta, il vestito e' nuovo di zecca, e come tutti i vestiti nuovi che si rispettano tira da tutte le parti. pazienza. la strada da fare e' molta, ho tutto il tempo per piegare il carattere del vestito e farlo mio.
sto bene vestito di scuro, lo so. e la cravatta chiara stacca. se anche passeggiassi per l'inferno, vestito cosi' non mi toccherebbe nessuno.
ho tanta strada da fare. metto un cd dei feeder. ottima musica, mi distrae.
fuori di qua la gente urla. e io non la capisco. la gente continua a dire cazzo e culo e figa. senza senso. gente che una figa non l'ha mai baciata, pontifica sull'arte della seduzione. io passo vicino a questa gente, e l'unica cosa che mi viene in mente e' stare attento a non sporcarmi. devo andare da lei.
e' una strada che ho fatto diecimila volte, la so a memoria. ma oggi le strisce bianche in parte all'asfalto non sono dei limiti, ma delle guide verso la destinazione. alle porte della citta', quasi senza senso (le porte servono a dividere un dentro e un fuori, ma in una citta' il dentro e il fuori che importanza hanno?)
corro da lei, che mi aspetta in tuta e adidas. "come ti sei conciato, amore" "ciao bella devo dirti una cosa importante" "cosa c'e'" "dopodomani siamo insieme da un anno e mezzo" "che bello amore, ci pensi?"
pausa di silenzio. le parole certe volte sono davvero troppo pesanti. io l'ho sempre sentito quel peso. e certe parole non le avevo mai pronunciate. non ce n'era bisogno, pensavo, e cosi' portavo avanti un giorno via l'altro, vivendo questa vita in scarpe da ginnastica. che va bene perche' e' comoda, ma ad un certo punto ti rendi conto che manca qualcosa. e allora ti metti un vestito che non senti tuo, per rientrare in una vita che non sentivi piu' tua.
nentre riflettevo, il tempo scorreva. lei mi guardava, a meta' tra lo stupito e il divertito "che c'e' amore? che devi dirmi?" lei mi diceva spesso quanto mi vuole bene, quanto mi ama. io la amo dal primo giorno. ma e' una parola pesantissima, e ho sempre preferito non pronunciarla. si andava bene cosi'. fino a oggi.
io me ne sto zitto
"dai che hai da stare cosi' zitto?" lei si faceva quasi preoccupata, e per tranquillizzarla le dico "e' una pausa, come quelle che fa celentano. lasciamela fare" e caricavo di pathos lo sguardo. l'ansia di parlare aveva lasciato il posto alla paura di cambiare uno stato di cose che perdurava da anni.
passano i minuti. uno, due, tre. lei e' in piedi, ad aspettare un mio cenno, io fermo a cercare dentro di me la forza per parlare. per scaricare su di lei il peso di quello che sto per dirle. quattro minuti. quattro minuti di silenzio, di un cocente silenzio, io in piedi vicino alla mia macchina e lei di fronte a me, che cerca di capire cosa c'e' che non va. la leggerezza e' il segreto dello star bene, ci dicevamo. e un giorno ho cambiato idea. ieri. cinque minuti. ormai e' tempo.
"sai, io ti amo".


Scritto, ma non riletto e firmato da: intrattabile alle 22:17 | commenti (33) |
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