9 gennaio 2012

intrattabilità in pillole. #4


sono contrario alla logica della meritocrazia. contrario alla logica della contrapposizione. contrario alla logica della democrazia. sono antimoderno, non credo in nessun dio. non credo in nessun uomo. non trovo grazia in me stesso.
so che si va a finire tutti li', solo io prima di andarci vorrei combinare qualcosa. ma nn importa, men che meno a me.
incrocio centinaia di persone, addirittura qualche volta ho cambiato la vita a chi mi stava a fianco. tutto fiato sprecato.
sono contrario al perbenismo, alla bonta' d'animo, alla carita' cristiana.


contrario, anzitutto a me stesso. mio unico ed inseparabile compagno di sventura. ma anche mio abile guerriero.
mi viene in mente quel titolo di un film, "chiedimi se sono felice". sembra una allucinazione.


il pensiero che scorre nella mia testa e' sempre troppo realista. non un secondo passa senza che i miei piedi possano sentire il freddo e ruvido pavimento. mai, mai mi sara' concesso di sognare.


orabasta, devo reagire. una frase che mi piace molto. mi ha aiutato molte volte. ma ora sento uno strappo che si sta consumando. il non essere nulla, nonostante tutti i miei sforzi nel provare ad esserci, mi sta ferocemente portando alla realta'. presto potro' brindare, come altre volte, a quello che sarebbe potuto essere.


non scusatevi, non lo merito. e' tutta colpa mia.


 


  


Scritto, ma non riletto e firmato da: intrattabile



 


e io ci provo a dirmi che orabasta, devo reagire. ma non ci riesco: mi guardo, mentre crollo come un castello di sabbia. ogni tanto mi tiro un po' su, una pacca a destra e una a sinistra, per resistere, andare avanti ancora un po'.


intrattabile era "l'uomo incapace di sognare" per sua stessa ammissione, io ogni tanto qualche sogno me lo concedo.


sogno la mia vita dall'altra parte della terra, la vita perfetta in un posto talmente lontano che neanche i problemi riuscirebbero a raggiungermi. e lontano dai problemi ricominciare da zero, una vita nuova, una persona rinata. un'altra vita, un'altra lingua, un'altra cultura. un'altro mondo.


credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che vuoi scappare da te stesso


sì, voglio scappare da me stesso perché quello che sono non è quello che vorrei essere. vorrei essere una persona normale con dei problemi normali tipo cazzo, ho finito le sigarette e adesso come faccio? invece no, perché ho smesso di fumare e il problema delle sigarette non ce l'ho. i miei problemi devono per forza essere problemi seri, di quelli che non ci dormi la notte e il giorno dopo non è che te ne sei dimenticato perché li hai risolti, rimangono lì, a tormentarti per dei mesi, degli anni, costanti e immutati.


ma il problema vero è un altro purtroppo.


credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che vuoi scappare da te stesso e credo che da te non ci scappi neanche se sei eddie merckx.


alla fin fine credo che mi ritroverò anche io a brindare a quello che sarebbe potuto essere.

2 commenti:

  1. Che dire? Che da te stesso non puoi scappare, questa volta te lo sei detto da te.
    E io stavolta voglio dirti il contrario: credo che trovare le palle di andare dall'altra parte del mondo (o anche un po' meno lontano, purché sia da qualche altra parte) sarebbe già un po' uno scappare da te stesso. Forse non partiresti da zero, ma quantomeno potresti prendere un po' di vantaggio sui problemi che ti stanno, a quanto pare, attaccati come sanguisughe.
    A ben pensarci chissà che non sia una gran fandonia questa che non basti cambiare aria per cambiare se stessi?
    Finisci questa cazz di università e poi vai, cambia aria prima di ritrovarti a dover brindare a quello che sarebbe potuto essere. Ti prego.
    Può darsi che alla fine sia proprio tu a insegnarci che ci sbagliavamo.
    p.s.: un'altro mondo con l'apostrofo non si può vedere  Correggi subito!
     
     

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