23 giugno 2012

la città dei moscerini.

dopo aver dato l'esame di venerdì avevo un solo pensiero in testa: martedì c'era un treno che mi aspettava. e alla fine dei binari c'era una persona che non mi aspettava.


una persona che proprio venerdì sera andava al mare e ci rimaneva forse fino a lunedì o martedì. ma ormai c'era il biglietto, c'era la prenotazione al bed&breakfast e c'ero io che ogni volta che pensavo a tutto questo mi sentivo rovesciare lo stomaco.


sono arrivato alla stazione di partenza in anticipo di un'ora e dopo quattro ore interminabili ero lì. non c'erano cartelli con scritto "città dei moscerini", così mi sono dovuto accontentare di fotografare il tabellone delle partenze nella speranza che la persona che non mi aspettava lo riconoscesse.


dai, guarda il telefono, guarda il telefono, guarda il telefono, guarda il telefono, guarda il telefono, guarda il telefono!!!!!!!!!!!! e alla fine, anche se non mi voleva, anche se mi odiava, anche se mi dava del coglione, l'ho incontrata.


quel portone, quella camicia, quegli occhiali e quel viso li conoscevo già, ma dal vivo avevano tutto un altro sapore. e che sapore...


ha lasciato più di un segno quella sera. qualcuno sulla pelle - e che male quel pizzicotto! il segno c'è ancora! - qualcuno sotto la pelle, giù in fondo. al punto che quando mi ha detto di non volermi rivedere mi è crollato il mondo addosso. e più ne parlavamo, più mi mancava la voce per rispondere. ma di prendere uno di quei quindici autobus che ci sono passati davanti non ne volevo sapere.


ho girato la città con gli occhi lucidi e gli occhiali da sole per nasconderli.


poi è arrivato un messaggio che ha ricostruito tutto quello che era crollato qualche ora prima. ci siamo visti ancora, qualcuno ci ha quasi visto - ansia! - e ci siamo salutati. ma non riuscivo a restare in camera, dovevo uscire, dovevo vederla ancora. mi sono piazzato sotto casa sua, sperando di convincerla a scendere e alla fine ci sono riuscito. in fondo non chiedevo mica il mondo.


e non riuscivo a stare distante, perché distante ci sono stato per sei mesi, volevo stare vicino, il più vicino possibile, più a lungo possibile. volevo fermare il tempo.


al parco mi sono ritrovato in lacrime su una panchina, forse perché sapevo che mancava poco per tornare da dove ero partito, forse perché con la sua indifferenza mi aveva davvero convinto che era meglio se me ne stavo a casa.


le ho rubato un ultimo quarto d'ora e poi è arrivato un messaggio che ha chiuso il viaggio nel migliore dei modi.


grazie


 


PS: vorrei far notare alla persona in questione il tag "superstramegagnocca" vista la discussione di giovedì mattina.


PS2: il "grazie" è ovviamente per babbo natale che alla fine ha cambiato idea e ha deciso di concedermi il regalo di natale in anticipo.

2 commenti:

  1.  hai fatto una di quelle cose che ammiro nelle persone: non mollare mai.! e mai potrai avere il rimpianto di non averci provato. bravo.
    chicca

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  2. Vorrei avere la cosa giusta da dire. Ho avuto due giorni per pensarci, e per rileggere bene questo post, eppure ancora non l'ho trovata.
    Potrei far di nuovo finta di non essere io, quella persona.
    Potrei dirti per l'ennesima volta che sei uno squilibrato, che una cosa così non la dovevi fare.
    Potrei dirti soltanto "grazie a te" per la seconda, misera volta, ché a me da lontano dire grazie mi riesce meglio.
    Potrei dirti che non ho mai visto così tanti moscerini in questa città. Che forse li hai portati tu.
    Potrei dirti che ho appena addentato una mela verde marlene che probabilmente prima di finire nella mia pancia se ne stava nel cesto del supermercato accanto a quella che è finita nella pancia tua due giorni fa. E che tutto questo mi fa strano.
    Ma anche un po' sorridere.
    Sarà che quel che mi fa strano è scrivere a brotherjoe dopo avere avuto fra le dita te.

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