27 febbraio 2019

sono sempre stato convinto che quando uno è triste, sa sempre cosa causa quella tristezza. si può mentire a se stessi, si può mentire agli amici, a chi chiede qual è il problema. ma per quanto bene tu lo nasconda il motivo lo sai sempre.

oggi sono arrivato al punto in cui anche io non so il motivo della mia tristezza.

l'unica spiegazione che mi sono riuscito a dare è che ho posticipato le reazioni alla discussione con b di una settimana e mezza fa. mi sono fatto distrarre dal lavoro e da qualcuno che si è intrufolato nella mia vita chiedendo informazioni sull'università e non ci ho più pensato.

abbiamo deciso di restare insieme, io e b. abbiamo deciso che come al solito devo parlare quando c'è un problema. e lei pure. e alla fine parlandone abbiamo concluso ho concluso che il vero unico problema che c'è, è il mio lavoro. tutto il resto deriva da quello. guidare tutti i fine settimana, nervi a fior di pelle, sbalzi d'umore, la non-voglia di cercare un altro lavoro, stanchezza costante, l'annegarmi in netflix per non fare nient'altro, il non avere (o quasi) amici a dove vivo e avere solo amici amiche che in realtà sono amici amiche di b dove vive lei. tutta colpa del tdc.

aperta breve parentesi. dico al tdc che tutte le cose che il mio collega doveva fare (da mesi) per me non le aveva ancora fatte (cosa che si verifica spesso, nonostante la mia insistenza), per quello non potevo andare avanti. lui sono tre giorni che viene in ufficio, mi chiede se il mio collega mi ha dato quello che mi deve dare, io dico no, lui guarda il mio collega, il mio collega cerca di inventare una spiegazione, il tdc rivolgendosi a entrambi fa "bè ma comunque tra di voi comunicate, no? fatelo". e io ve lo giuro, sto sviluppando un odio per la parola comunicare che metà basta. io comunico, cazzo. se il mio collega non lo fa, che cazzo ti rivolgi a me? chiusa breve parentesi.

tornado al discorso di prima, b ha i suoi di problemi e ci sta lavorando. da poco, ma ci sta lavorando. e migliora.

stavo per scrivere che ho bisogno di qualche calcio in culo per svegliarmi da questa mezza depressione a cui mi sono lasciato andare negli ultimi mesi senza neanche accorgermene. ma in realtà no. non voglio calci in culo. mi devo alzare da solo. un passo alla volta fa tutto. intanto la settimana prossima dovrei avere un colloquio, che è già qualcosa.

pensiamo positivo.

e niente, alla fine viene fuori che lo sapevo perché ero triste, bastava pensarci su un po'.

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